Biblioteca dei Girolamini: storia, servizi e orari

Biblioteca dei Girolamini: la storia

La biblioteca dei Girolamini è un’istituzione culturale statale della città di Napoli, aperta al pubblico nel 1586, che è dotata di una ricca raccolta libraria.

Biblioteca dei Girolamini: storia, servizi e orari

La Biblioteca e Complesso monumentale dei Girolamini fu edificato tra la fine del Cinquecento e la metà del Seicento; deve il suo nome ai religiosi seguaci di san Filippo Neri che ebbero come loro primo luogo di riunione la chiesa di San Girolamo della Carità a Roma.

Congregazione dell’Oratorio

Nel 1575 il presbitero Filippo Neri istituì, presso la Chiesa di Santa Maria in Vallicella a Roma, la Congregazione dell’Oratorio, riconosciuta ufficialmente nel 1575 da papa Gregorio XIII con la bolla Copiosus in misericordia. Fin da subito provvide alla creazione della Biblioteca ancora oggi nota come Biblioteca Vallicelliana.

La biblioteca non era una semplice biblioteca storica e di conservazione, ma aveva il compito di promuovere e diffondere la cultura ecclesiastica e la vita letteraria e scientifica della Congregazione, affinché i suoi seguaci potessero disporre di strumenti culturali utili per lo svolgimento della loro missione religiosa.

Biblioteca dei Girolamini

Nell’ambito del progetto di diffusione dei principi della Congregazione, giunsero nel 1586 a Napoli gli oratoriani TalpaAncinaBorla e Tarugi.

I padri fondarono la casa napoletana dei padri Filippini e si dedicarono alla formazione di una seconda Biblioteca, nota come Biblioteca dei Girolamini per la provenienza dei suoi fondatori dalla Chiesa di San Girolamo della Carità di Roma.

Grazie alle particolari norme che regolavano l’ordine, come la mancanza del voto di povertà, i padri filippini ebbero piena autonomia dei propri beni e acquisirono, a proprie spese, il materiale librario.

Iniziò così un graduale processo di arricchimento librario della nuova “libreria comune e pubblica”.

Il fatto che la Biblioteca fosse pubblica diede vita a intensi rapporti culturali tra intellettuali laici e Filippini, evidenziando sempre più la straordinaria apertura della Congregazione rispetto alla chiusura del periodo della Contro-riforma.

Nel 1866, in seguito alla soppressione degli ordini religiosi e all’incameramento dei beni ecclesiastici, la Biblioteca fu trasformata in Biblioteca di diritto pubblico.

Biblioteca dei Girolamini: sale storiche

Sala Vico

La sala Vico, chiamata anche sala grande o sala A, è dedicata al filosofo napoletano Giambattista Vico (1688-1744), su impulso del quale i padri oratoriani arricchirono il loro fondo librario con l’acquisto della biblioteca di Giuseppe Valletta, giurista napoletano: ricco di edizioni rare del XVI e XVII secolo, nonché di scaffalture, iscrizioni calssiche, vasi e monete antiche, il fondo ebbe un costo di quattordicimila scudi.

La sala fu realizzata tra il 1727 e il 1736 allo scopo di raccogliere il primitivo fondo Filippino e il fondo Valletta. Si accede alla sala attraverso la porta originaria in legno di noce a due bande, opera di Gennaro Pacifico, incorniciata da un portale in marmo, realizzato intorno alla metà del XVIII secolo da Francesco Pagano, sormontato da una scultura raffigurante San Michele Arcangelo.

La scaffalatura, progettata dall’architetto Arcangelo Guglielmelli per l’ordine inferiore e Muzio Anaclerio per l’ordine superiore, copre tutte le pareti della sala ed è composta da 46 scansie in legno di noce beneventano disposte su due livelli. I volumi sono collocati per formato, suddivisi nei palchetti, e per materia.

In cima ad ogni scansia grandi cartigli indicano la materia trattata: Biblia Sacra et Bibliorum InterpretesConcionatoresAsceticiHistorici SacriHistorici ProfaniGeographi et ChronologiPoetaeOratores et Oratores MiscellaneiAntiquariiGrammatici et Lexicographi, MathematiciPhilosophi et MediciIus civile et politiciIus canonicum et ConciliaTheologi moralesScholasticiTheologi dogmaticiSancti patres.

Tra le scaffalature dell’ordine superiore e il soffitto si dispiega una fascia con medaglioni dipinti, su cui sono raffigurati i ritratti dei più celebri padri filippini. Sul soffitto, costituito da tavole lignee, un maestoso dipinto su tela raffigura il trionfo della fede sulla scienza.

Ai lati, nelle lunette sono rappresentate le figure allegoriche di arti e scienze (pittura, scultura, geografia, medicina, diritto, agricoltura,, commercio), realizzate dai pittori Francesco Malerba e Cristooro Russo, su disegno di Carlo Schisano.

Nella Sala è attualmente conservato il patrimonio bibliografico proveniente dall’originario fondo dei padri filippini e dal fondo Valletta.

Sala Camino

La sala B è chiamata anche sala Camino per la presenza, sulla parete di fondo, di un grande camino del XVII secolo, in bardiglio grigio.

Si trova al quarto livello dell’edificio: vi si accede attraverso la porta principale che si affaccia sugli ambulacri della biblioteca, sia attraverso un ingresso laterale, incorniciato da un portale in stucco con busto di San Filippo Neri al termine dello scalone monumentale.

Il camino è sovrastato da un bassorilievo in marmo bianco che raffigura la Madonna della Vallicella, incluso in una cornice radiata in bardiglio. Al di sopra della porta di ingresso principale è collocato un dipinto ad olio raffigurante San Filippo Neri, con una veduta seicentesca di Napoli, di autore ignoto.

La scaffalatura lignea risale agli anni Cinquanta del Novecento, ed è composta da 30 scansie in cui i volumi sono collocati per formato e per aree disciplinari.

Originariamente sala di ricreazione dei Padri Filippini, la sala Camino diventò poi parte della biblioteca agli inizi del Novecento e fu utilizzata anche come sala di consultazione e lettura.

Da questo ambiente si accede, sulla sinistra, ad un’altra sala più piccola, intitolata a padre Antonio Bellucci, bibliotecario e direttore della Biblioteca dal 1945 al 1969, che la utilizzava come suo studio personale.

Nelle scaffalature lignee sono conservati manoscritti e rari e i contributi di padre Bellucci sulla storia della Biblioteca e del Complesso.

Sul lato destro, vicino alla parete di fondo, si accede, invece, ad un’altra sala intitolata a Benedetto Croce.

Sala Croce

Sul lato destro della parete di fondo della sala Camino, si accede alla sala C o sala Croce, intitolata a Benedetto Croce che fu frequentatore abituale della Biblioteca.

L’ambiente è arredato con una scaffalatura in noce, risalente ai primi anni del XX secolo, e uno scrittoio con leggio, una poltroncina girevole e una poltrona, appartenenti questi ultimi al fondo gervasiano.

Inoltre, si trovano, sostenuti da una base di legno, i busti in marmo di padre Alfonso Capecelatro – sacerdote della Congregazione, bibliotecario e soprintendente – e di Alessio Simmaco Mazzocchi, presbitero con una grande fama di filologo, biblista e conoscitore di antichità.

Della pavimentazione restaurata negli anni ottanta del Novecento restano le maioliche originali con la rosa dei venti (all’ingresso e in fondo alla sala), mentre al centro domina lo stemma della Congregazione.

Nella sala Croce sono conservati, secondo la collocazione per formato, i volumi della biblioteca di Agostino Gervasio, prevalentemente di natura archeologica e letteraria, donati agli Oratoriani nel 1864, e i volumi di carattere storico, letterario e geografico, con postille, dello storico Carlo Troja, acquistati nel 1859.

Infine, si trovano i volumi miscellanei del fondo Valieri, che trattano della storia di Napoli e dell’Italia meridionale, e di parte del fondo originario dei padri filippini.

Sala Ferrara

Percorrendo gli ambulacri del chiostro degli aranci, si accede attraverso un ampio portone ligneo all’edificio che accoglieva gli antichi alloggi dei padri Oratoriani.

Subito all’ingresso, un’antisala, ornata da due lavamani in marmo bianco del XVIII secolo e dalla raccolta di epigrafi di epoca romana provenienti dalla collezione Valletta, introduce a due sale storiche della biblioteca: la sala delle Colonne e la sala Ferrara.

Quest’ultima, detta anche sala D, è intitolata a padre Giovanni Ferrara, uomo di cultura, conservatore del monumento e direttore della biblioteca dal 1970 al 2009.

Già refettorio della congregazione fino al 1942, la sala venne poi inserita tra gli spazi della biblioteca e arredata con una scaffalatura in noce del XX secolo, dotata di 32 scansie con chiusura a chiave; in essa si conservano, secondo la collocazione per formato, il fondo Ferrigni, testi prevalentemente di natura giuridica, letteraria e filologica, e parte del fondo Borrelli-Spada.

Sul soffitto è posto l’affresco raffigurante la “Vergine in gloria di angeli che accoglie San Filippo Neri”, forse opera di Francesco Celebrano, autorevole esponente della scuola napoletana del Settecento.

Lo spazioso ambiente è attualmente allestito come sala conferenze e ospita seminari e presentazioni di nuove pubblicazioni, eventi organizzati dalla Biblioteca.

Sala delle Colonne

Al secondo livello dell’edificio che ospita la Biblioteca dei Girolamini con accesso dagli ambulacri dell’Aranceto, c’è la sala delle Colonne o sala E, adiacente alla sala Ferrara.

Costruita tra il 1671 e il 1701, come attesta la data sul capitello di una delle colonne, fu cucina della congregazione fino al 1942: la sala è caratterizzata dalla presenza di tre arcate sostenute da due colonne in pietra che scandiscono la divisione del locale in due parti.

Dal dopoguerra, l’ex cucina del convento è inserita tra gli ambienti storici dell’Istituto e accoglie, nella scaffalatura lignea, opere di storia ecclesiastica divise per formato.

Nelle scaffalature in ferro, aggiunte negli anni Sessanta, sono custodite opere moderne e nuove accessioni a carattere monografico. In essa sono presenti anche alcune opere appartenenti al fondo Borrelli-Spada.

In fondo alla sala si apre un ulteriore spazio, detta sezione E1, in cui hanno trovato posto, in scaffalature di legno con chiusura a chiave, opere di varie aree disciplinari anche del 1500 e del 1600.

Archivio musicale della Congregazione dell’Oratorio (AMCO)

Grazie alla sensibilità culturale di padre Giovanni Giovenale Ancina, discepolo del fondatore Filippo Neri, vescovo cattolico, poeta e compositore del XVI secolo, l’oratorio filippino di Napoli mostrò fin dall’inizio un grande interesse per la musica.

Nel Seicento, la casa filippina divenne uno dei principali punti di riferimento della musica a Napoli, coinvolgendo grandi musicisti oratoriani, come padre Raimo e padre Nola, e i migliori compositori della città, tra cui Trabaci, Falconieri, Macque, Provenzale, Caresana, Ricchezza, Fago.

Anche nel Settecento numerosi musicisti gravitarono intorno alla “Casa della musica” dei Girolamini.

Molti di questi maestri donarono ai padri le loro opere che andarono a formare il nucleo costitutivo dell’archivio musicale della Congregazione, il secondo a Napoli per importanza, dopo quello del Conservatorio di San Pietro a Majella.

L’ Archivio Musicale della Congregazione Oratoriana conserva la più cospicua raccolta di musica sacra napoletana del Seicento e del Settecento, un patrimonio inestimabile che conta circa 6.500 documenti: oratori, uffici, mottetti, salmi e inni, sia sotto forma di manoscritti (prevalentemente autografi), che di libretti d’opera, raccolti in 900 cartelle miscellanee e volumi.

Nel 2018, l’archivio è stato trasferito al quarto livello della Biblioteca dei Girolamini, in una sala composta da tre ambienti originariamente destinati ad alloggio dei padri, in cui la raccolta di documenti è conservata in armadi con chiusura a chiave e scaffali aperti, contenenti repertori e pubblicazioni moderne.

La sala è arredata con tavoli per la consultazione e un busto bronzeo su piedistallo ligneo, realizzato dallo scultore V. Alfano, firmato e datato 1894, il quale raffigura Giuseppe Silvestri, noto compositore di musica classica e virtuoso del mandolino. Il busto fu donato dagli eredi del maestro agli Oratoriani nel XXI secolo, insieme al fondo musicale privato dell’artista.

Ad oggi il più importante strumento di ricerca e studio bibliografico dell’AMCO è costituito dal catalogo compilato nel 1918 da Salvatore Di Giacomo, poeta e archivista, nonché assiduo frequentatore della Biblioteca Oratoriana e amico di padre Bellucci (direttore della biblioteca dal 1945 al 1969).

Biblioteca dei Girolamini: indirizzo e orari di apertura

Dove si trova la Biblioteca dei Girolamini?

La Biblioteca dei Girolamini si trova in via Duomo n. 114/142.

Come arrivare?

Con i mezzi pubblici

Metropolitana Linea 1 Fermata Cavour, 10′ a piedi; Linea 2 Fermata Piazza Cavour, 10′ a piedi.

Quali sono gli orari di apertura della Biblioteca dei Girolamini?

I servizi bibliotecari sono assicurati al pubblico dal lunedì al venerdì, con accesso garantito dalle ore 9,00 alle ore 14,00, previa prenotazione, con consegna dei materiali entro le ore 13,30.

I minori di sedici anni possono eccezionalmente accedere in gruppo se coordinati da insegnanti per visite guidate programmate, previa prenotazione.

La Biblioteca potrà occasionalmente rimanere aperta al pubblico per particolari iniziative culturali o necessità operative su disposizione del direttore.

Si avvisa che gli spazi monumentali della Biblioteca e Complesso monumentale dei Girolamini sono attualmente oggetto di un articolato intervento di restauro. Pertanto, l’accesso all’Istituto è precluso per motivi di sicurezza.

Sono attivi soltanto alcuni servizi della Biblioteca.

Puoi conoscere le date di apertura straordinaria visitando la seguente pagina.

Contatti della Biblioteca dei Girolamini

Per maggiori informazioni puoi chiamare al +39 081 294444, scrivere a bcm-gir@cultura.gov.it o contattare le pagine social Facebook e Instagram.

Fonte

http://www.bibliotecadeigirolamini.beniculturali.it/

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